La maestra Giulia, entrando nella classe 3B l'ultimo giorno di scuola, trovò ad attenderla sulla cattedra, in bella mostra, un solare mazzo di girasoli e, commossa, ringraziò i suoi ragazzi uno ad uno.

"Spero che ciò che avete imparato in questi mesi non venga dimenticato tra una passeggiata in montagna ed una nuotata al mare. E mi raccomando: cercate di leggere almeno un buon libro, sapete che è importante e, oltre tutto, può diventare un ottimo amico, non mi stancherò mai di dirvelo".

Il parlottare fitto fitto che si alzava dai banchi passò inosservato alla giovane insegnante la quale, sorridendo, già sentiva che le sarebbero mancati tanto quei bambini tanto dolci quanto irrequieti.

Alzò lo sguardo e incontrò gli occhi vispi ed intelligenti di Lorenzo, al primo banco, appassionato di numeri, sempre pronto a suggerire al malcapitato compagno che, interrogato alla lavagna, si trovava in evidente difficoltà, in lotta con una formula aritmetica o un problema di geometria.

La dolce Margherita stava frugando nella cartella, alla ricerca del famoso diario dei segreti che in realtà di segreto aveva ben poco, visto che spesso e volentieri circolava da un banco all'altro per raccogliere pensieri e disegnini simpatici dai compagni.

 

 

 

"I bambini sono l'energia del mondo" pensò la maestra, continuando ad osservare quelle creature con le quali aveva condiviso un altro intenso anno scolastico.

I suoi occhi incrociarono quelli scuri di David che non le negò un sorriso e le fece ciao con la mano, scacciando dalla fronte una ciocca di riccioli neri. Il paese di origine di David era il Marocco. Giulia ricordò il giorno in cui egli fece il suo ingresso in classe: l'accoglienza che i bambini gli riservarono fu a dir poco incredibile. Lo tempestarono di domande sul suo paese, sulla sua famiglia, sulle usanze e gli vollero subito tanto bene. I grandi non avrebbero saputo fare altrettanto. "Quanto abbiamo da imparare da loro... I gesti, le domande, le risate, i silenzi... Quanti segnali, quante verità ", pensò Giulia assorta in quei pensieri.

 

 

Il giorno in cui Elisabetta entrò nell'aula con la sua sedia a rotelle, accompagnata dalla sua mamma, i bambini le fecero cerchio attorno curiosi e un poco intimiditi. Ma nei loro cuori, nelle attività scolastiche, nei giochi quotidiani Elisabetta era sempre insieme a loro, mai isolata, mai sola. Facevano a gara a spingerla fino in cortile o a portarle lo zainetto al portone, quando la campanella suonava la fine delle lezioni.

 

Giulia aveva sempre detto ai suoi alunni che ci sono cose che sui libri di testo non si trovano. Quelle cose si imparano dalla vita e sono l'onestà, il rispetto degli altri, l'uguaglianza, la bontà, ossia ciò che i grandi chiamano "valori". Per la classe invece erano semplicemente "quelle cose che fanno bella la vita"...

 "È ora di raccogliere i vostri quaderni, ragazzi, mancano dieci minuti alla fine", disse Giulia, richiamandoli all'ordine.

Era felice di vederli così euforici e sorridenti. Erano un pò come figli suoi, tutti.

La campanella annunciò che mezzogiorno era arrivato, la fine della scuola pure. "Ciao Giulia! Ciao maestra! Buone vacanze! Ci rivediamo a settembre!" "Ciao ragazzi, sentirò la vostra mancanza, statene certi! Buone vacanze anche a voi!"

Di corsa lungo i corridoi, veloci nel scendere le scale per guadagnare l'uscita, i ragazzi parevano tutti uguali, con gli zaini sulle spalle che dondolavano a destra e a sinistra. Tutti uguali, tutti speciali, tutti semplici, tutti da amare, da ascoltare, da prendere per mano verso quel cammino meraviglioso che è la vita. Grandi e piccoli, insieme.

Giulia, con questi pensieri nel cuore, si allontanò dalla classe 3B. "Arrivederci a settembre".


IC Ugo Foscolo Vescovato
IC Ugo Foscolo Vescovato